Un Blog Inutilmente Pesante...
31217 hanno riso con me
e 0 forse lo farà
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Ritengo fermamente che ogni storia abbia il diritto di essere raccontata bene...
UmiDelMare
sono io, del resto. Nascevo sotto il segno dell'Acquario
(ascendente
Scorpione) la mezzanotte del 28/01/88, e mi vanto tutt'ora
di essere nato un giorno dopo
Lewis Carroll
e
Mozart. Ho sentito
difatti da voci infondate che l'ultima settimana di gennajo sia la
settimana del genio, ed io mi crogiolo in questa illusione. Tradotta
in smorfia, la mia data recita
TETTE-ITALIA-CACIOCAVALLO
e mai data
fu più azzeccata, in tutti i sensi! Mi hanno definito
eccentrico
ed
altezzoso e vecchio dentro, secondo altri 'parlare con me è stancante', ma è opinione comune che io sia incredibilmente
pedante
e pesante data la mia spiccata propensione a sommergere di parole il
mio prossimo riguardo argomenti 'scarsamente interessanti' per
l'opinione pubblica come
fiabe,
mitologia e storie autografe. E'
strano, ed è triste, constatare che le persone ti diano retta solo
quando sei ubriaco...
Il mio miglior difetto è
l'Invidia,
la madre del mio ingegno, il mio peggior pregio è del resto
l'Accidia,
da cui mi deriva la singolare tendenza a lasciare in sospeso tutto
ciò che impugno. Mi piace pensare in grande e buttarmi in progetti
più grandi di me, in questo sono stato definito più volte
megalomane, ma per contro, ho imparato
tanto! Mi sono da poco riscoperto spirito libero, anche detto da
alcuni fricchettone, la verità è che in chi attraversa la mia strada
cerco di amare semplicemente le teste, le menti e le anime. Mi piace
stare bene con le persone che ho intorno e mi piace farle stare
bene... da questo deriva la mia insicurezza cronica ed il mio senso
di inadeguatezza nella maggior parte delle situazioni...
Ho la fissazione di
tradurre
qualsiasi cosa da lingua a lingua e da
suono a suono, ritenendo che solo nella molteplicità delle versioni
si possa giungere alla vera essenza delle cose. La traduzione in
metrica
mi ossessiona e se fatta bene mi affascina, ed è anche per
questo che son fiero di essere
Italiano.
Sono un amante dell'Italiano corretto ed un
sostenitore dell'I lungo intervocalico,
ma sono pure un
cultore della
parolaccia a scopo eufonico.
Sono affascinato dal
doppiaggio
ed amo soprattutto quello scricchiolante
ed ovattato dei film antichi. Credo fermamente nel
destino,
in
Dio
e
nel progetto divino.
Tchaikovsky
è un genio,
Rossini
è un folle,
Mozart
è divino. Sono
telefonofobico, se squilla un telefono entro
in panico. E' mia prerogativa non rispondere agli SMS, agli squilli,
alle chiamate anonime e visto che ci siamo, è mia prerogativa anche
non rispondere ai commenti su DeviantArt. venero
Michelangelo,
studio
Bakst,
adoro
Mucha,
mi ispiro a
Klimt,
piango con
Bosch.
Do a vedere di sapere
molte più cose di quelle che in realtà so. Ritengo sia molto
scortese non sorridere quando si è per strada, e ritengo ugualmente
scortese costruire palazzi marroni e non baciare le persone,
dovrebbero istituire il bacio come saluto universale! Amo i colori e
per questo detesto gli anni 90 e la loro paura per questi ultimi.
Preferisco i colori freddi, il
Viola
su tutti mi ossessiona
da quando sono piccino, ben scortato
dall'Azzurro
nella tonalità che
dà all'Ottanio.
Ho recentemente notato
di essere attratto da qualsiasi cosa che parli anche minimamente di
Alieni
in maniera
buffa e grottesca, e dunque sono un fan sfegatato di
Urusei Yatsura,
Futurama e Mars Attacks! Sono un feticista di (fra le altre cose...)
cappelli, cravatte, panciotti, bretelle, righe a lato e roba vintage...
se non avessi paura di essere picchiato per strada indosserei
perennemente il mio bel
cilindro
con la claque,
purtroppo ci tengo alla mia pelle. Ah... sono anche un feticista
delle
fate...
Penso di essere l'incarnazione del
Caos.
Ritengo fermamente di aver compreso il senso profondo delle cose, ma
data la continua
ipocrisia
di cui mi velo, ho imparato ad esordire in ogni mia
allocuzione con un 'amioavviso' a mo di scusa... del resto sono fortemente convinto
che i rapporti umani siano interamente fondati su questa tanto
acclamata ipocrisia.
La mia missione è combattere la superficialità e la
mediocrità, ma in fin dei conti
mi limito a produrre Entropia...


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sabato, 01 marzo 2008 16:42
La morte!
Siti e Lavori, Alternando questo e quello..., Sproloqui, A Mio Avviso..., Fiabe, Cattivi Pensieri, Deliri di Onnipotenza
Chebello! Finalmente oggi posso fare il malato XDD Eh sì perché a peggiorare la situazione incombenze e scadenze (vedi post sotto) da domenica scorsa ci si era messa anche la febbre, che non mi sono potuto godere neppure un giorno! ERGO oggi e domani, non ci sono per nessuno se non per il letto e la vasca da bagno.
lunedì, 04 febbraio 2008 18:38
Giusto perché non ho nulla da fare
Ed ecco una lista degli impegni che ho avuto l'accortezza di prendere per il prossimo mese.
lunedì, 28 gennaio 2008 11:11
LO PEGGIORE
Alternando questo e quello..., A Mio Avviso..., Cattivi Pensieri
LO PEGGIORE COMPLEANNO DELLA MIA VITA
lunedì, 29 ottobre 2007 11:19
INVIDIATEMI!
E sono andato alla prima mondiale di ENCHANTEEED! Pappappero! Pappappà!
lunedì, 15 ottobre 2007 12:02
Non vedo l'ora...
lunedì, 01 ottobre 2007 14:48
L'Apocalisse è vicina
Siti e Lavori, Ah cosa veggio..., Alternando questo e quello..., Pillole di Pura Pazzia, A Mio Avviso...
Sono stato tipo featurato su un misteriosissimo sito cinese °.° http://www.arting365.com/picture/picture_insert/2007-09-27/1190881725d169975.html
domenica, 23 settembre 2007 14:59
Il Punto della Situazione
Allora, punto uno. Altervista ha cancellato dal mio account ogni immagine in direct link °.° e si apprezza l'la scomparsa della grafica dal mio blog, dal mio myspace e dal mio deviantart. culo.
lunedì, 06 agosto 2007 10:55
Mirror's Mirrors
Siti e Lavori, Pillole di Pura Pazzia, Sproloqui, Deliri di Onnipotenza
PAZIENZA! Ragà però fate una colletta e regalatemelo per la laurea, cioè se me lo promettete vi giuro che mi laureo presto.
Detto questo...
Ho finalmente ultimato i disegni per la mostra di Biancaneveeee *coriandoli!*, purtroppo li ho arronzati tutti perché papà ha messo fretta e quindi spero vivamente che la stampa li migliori da sé (argh).
La buona notizia è che ho più o meno ultimato gli arcani! Volete sapere cosa sono? So che non ve lo state chiedendo!
Comunque se volete scoprirli tutti e 43 prima della mostra, fra un po' comincerò ad uploadarli regolarmente (insieme ad una piccola descrizione) sul sito dedicato a Biancaneve che è appunto http://www.aoisland.com/biancaneve , mi raccomando accorrete numerosi e commentate sennò mi deprimo visto che ci ho perso, la vista, i reni e qualche altro organo interno più anonimo tipo la cistifellea.
stay tuned!

Sigarette e seni storti
1. Scuola di Fumetto Giovedì, Venerdì e Sabato (sì è cominciato anche il Venerdì) con tutte le relative tavole da fare a casa.
2. Un esame di Archeologia fra due settimane per cui non ho avuto nemmeno la felice intuzione di aprire il libro (non ancora, almeno - la speranza è l'ultima a morire) ma che i miei vogliono che faccia - e quindi lo devo fare.
3. Ho mandato i lavori di SkyDoll e non erano proprio quello che serviva, ergo li devo rifare.
4. Sono entrato in un collettivo di grafici che fa locandine per gruppi musicali ed eventi
5. Ho avuto uno spazio espositivo a Isernia, il 15 marzo apro per una decina di giorni con una personale dedicata alla mia Biancaneve.
Ciò vuol dire che devo al più presto terminare i lavori di Biancaneve nuovi, adattare gli esistenti, preparare le locandine per pubblicizzare l'evento e -soprattutto- chiedere in giro preventivi per la stampa su latta dei lavori ;_; (perché sì. sono tutti digitali naturalmente)
6.Ho mandato una e-mail alla regione Molise per chiedere finanziamenti per il nostro musical glam 'Orfeo agli Inferi' inutile dire che ci hanno chiesto un qualcosa di presentazione e dunque sto spendendo queste notti della mia vita assieme ai Lapingra a comporre la colonna sonora per il breve video di presentazione che tuttavia è ancora nella mia testa -ehm ehm- e non so dove trovare il tempo per farlo uscire da lì.
Motto del Giorno
Mai avuto occhiaje in vita mia!
Motto del giorno
Vendo Veleno
CHEBELLOOOO vita mondana forevah! C'era pure Amy Adams (la protagonista) con un orribile vestitino rosa! Ma vabeh XDDD commentiamo? COMMENTIAMO!
Prima di tutto -un sospiro di sollievo- dopo anni di nulla assoluto, finalmente la Disney ritorna con qualcosa che vale la pena di vedere!
Peccato poi i soliti moralismi infiniti dettati dal target, ma è un particolare su cui si può tranquillamente glissare, in vista della nuova epoca d'oro dell'animazione Disney (si spera).
In generale 'Enchanted' è una delizia. Classico come Mary Poppins e Pomi d'ottone e pacchiano e vagamente trash (in senso buono) come uno pseudo-fantasy anni '80, la Disney prende in giro se stessa costruendo una romantica commediola - nemmeno troppo originale a livello di trama - sui paradossi che essa stessa ha predicato per 70 anni a partire da Biancaneve.
L'Amore a prima vista, l'ugola della principessa, gli animaletti aiutanti, l'anonimato psicologico del principe, le motivazioni più che futili della cattiva di turno, tutto viene preso di mira da una acuta sceneggiatura (a quanto ho capito leggermente 'limata' ed arricchita nella versione italiana) che cita in ogni passaggio i beneamati classici di cui si sentiva la mancanza.
Alle musiche poi torna Alan Menken (che a dire il vero non se ne era mai andato come persona fisica, ma diciamo che in questo film torna 'come lo conoscevamo')!
La colonna sonora è l'altro punto forte del film, bellissimi i temi -arricchiti da citazioni alla Sirenetta ed alla Bella e la Bestia- sono uno dei pochi momenti del film che mi hanno davvero commosso. Dopo tanti anni si sentiva il bisogno anche di nuove canzoni CULT.
Ed è proprio la rinascita del classico Disney che mi porta a glissare su aspetti piuttosto scadenti come -in primo luogo- la regia, curata dal già animatore e chara designer, Kevin Lima che pur volendo essere 'da cartone animato' anche nei segmenti in Live Action, in realtà - per molti versi - risulta inesistente.
Poche infatti le sequenze 'dal vivo' davvero memorabili, una per tutte, l'entrata della regina Narissa (Susan Sarandon) nel mondo reale.
Altra nota negativa è la realizzazione dei costumi. Eccettuati i tutti i costumi di Giselle (anche se l'ultimo è malefico ed orribile) i costumi in Live-Action del principe, della strega e del suo aiutante sono kitschissimi ed adattati in maniera pedestre, con tessuti assolutamente fuori luogo ed orpelli inutili. Anche se è chiaro che l'intento sia farli sembrare fuori luogo e dunque pacchiani, a mio avviso, l'operazione non è riuscita come avrebbe dovuto.
Ma, soprattutto, si poteva -e si DOVEVA- fare di più (viste le premesse) a livello di trama ed intreccio, non solo per l'originalità del tutto, ma anche per la caratterizzazione effettiva dei personaggi, che spesso risultano senza alcun pro, e ci guidano verso un finale posticcio e senza sale che lascia un po' deluse le aspettative di chi si era abituato al ritmo frizzante del film.
In tutto ciò la Sarandon è sprecatissima, e la regina Narissa, che poteva essere una delle più belle cattive Disney (e stavolta dico a livello di caratterizzazione psicologica e di economia nell'intreccio) viene ridotta ad un cameo senza troppo senso, ed entra nel pantheon delle Villainesses Disney - fra Yzma e Grimilde - senza infamia né Lode, come una brutta copia dell'una e dell'altra.
Tuttavia... MERAVIGLIOSA L'ANIMAZIONE! Orfana di animatori tradizionali a seguito della decisione assolutamente nonsense (ed infatti revocata) di abbandonare per sempre il 2D, la Disney si affida al mostro sacro dell'animazione James Baxter regalandoci sequenze da far venire i brividi.
La perizia (che rasenta la perfezione) tecnica è ben scortata da tagli di luce originali ed assolutamente mozzafiato (inediti per i cartoni disney), da design pesanetemente Art-Nouveau, e da scenari e fondali spettacolari.
In definitiva, Enchanted è un film che vale la pena di vedere.
Pignolerie a parte, è quasi interamente intessuto di trovate geniali che vi faranno sogghignare e piangere dalle risate! E poi l'animazione e le musiche lo riscattano da quasi tutte le pecche - anche se il finale rimane sempre sciapo.
Spero con tutto il cuore (e non è da me) che ne traggano un sequel totalmente animato, in cui Narissa e gli altri personaggi 'sprecati' possa trovare giustizia.
ah, nuovo lay!
Motto del Giorno
Non posso prescindere dall'Arcobaleno
non so se essere lusingato o inquietato °-° mamma mia...
A parte questo, vorrei assolutamente cominciare a dedicarmi all'elaborazione dei designs per la bella addormentata, visto che è l'unica delle fiabe già programmate nel mio 'Pentamerone' che non sono ancora riuscito ad inquadrare bene .---. mah or vedremo.
Sumi ajutami tuuu
Motto del Giorno
Ma tu ci credi alle Mucche?
Punto due. Ho una nuova coinquilina, è -naturalmente- Angela dei LAPINGRA *.* e la amo con tutto il mio cuoricino pingue.
Punto tre. Ho passato ste due settimane di settembre avanti e dietro dal Gemelli perché papino è stato operato, tutto a posto per fortuna - solo che nel mentre ho dovuto preparare anche un esame (che ho finalmente dato l'altro giorno). 30 per fortuna XDDD
Punto quattro. Ueee mi hanno scritto dal MarteLive che disegnerò al Romics! Tecnicamente non mi va di fare lo schiavetto, l'accordo era che avrei 'esposto' al Romics, ma vabeh ogni occasione è buona per entrare gratis - suppongo. XD
Punto cinque. Iersera con Angela e Paolo abbiamo strimpellato e cantato un po' dell'Orfeo agli Inferi, ed il mio cuore non ha retto all'emozione e tutt'ora vacilla XD speriamo che il progetto si realizzi, anche se ho notato vari scogli filologici che non avevo considerato.
Motto del Giorno
A Tinte Umane ne Presta un po'
Il cigolio che la vecchia porta aveva emesso mentre si apriva sembrava aver svegliato le cataste di giocattoli rotti ed ormai inutilizzati che giacevano quieti ai lati della stanza buia.
Migliaia di occhietti di bambole, appena illuminati dal flebile fascio di luce che filtrava dalla porta semi aperta, fissavano lo strano ospite che era appena entrato a turbare il loro riposo.
L’intruso avanzava a passi cauti e lenti e ondeggiava lievemente; come cercando nella penombra un oggetto preciso.
Ed infatti c’era un qualcosa, sulla parete di fondo, rispondeva ad ogni sguardo degli obsolescenti e grotteschi abitanti, rimandava ogni minimo raggio di luce. Non era nitido, la polvere ormai aveva invaso ogni millimetro della sua superficie, ma si riusciva a capire distintamente cosa fosse. Sottile; veniva da pensare, bizzarro, quasi leggero quello specchio. Ed Il singolare visitatore cercava proprio quello.
Con passi silenziosi avanzò verso di esso e si preoccupò di fermarsi a circa un metro di distanza.
Alzò la destra di scatto, un suono sordo e crack. Era in frantumi ormai, sette anni di guai…
“Non mi segue...
A dirsi è strano, lo so, sembrano quasi le fantasticherie di un folle, ma...
a volte pare proprio che...
Non mi segue.”
Come ogni giorno Mirror tornava a casa. Finalmente.
Quel giorno però era particolarmente freddo.
Si intendeva ormai che l’autunno stava lasciando il passo all’inverno, e la ragazza si era infagottata per benino nel suo cappotto verde all’inglese.
Come ogni giorno Mirror cercava di affrettare il passo il più possibile.
Quel giorno era particolarmente freddo, effettivamente.
Ma, che fosse caldo o freddo - estate o inverno- che il suo cappotto fosse verde o arancio - all’inglese o alla francese- ogni giorno Mirror – e questa è la verità - si sentiva curiosamente a disagio nel misurare quei cinquecento metri che separavano la sua casa dall’università.
Dieci, cento, migliaia di occhi pareva sentisse sulle sue spalle eppure solo due, ma si moltiplicavano, e già sparivano, e poi rieccoli – ed eccoli ancora svanire.
Ma cosa volevano? Cosa cercavano – o cosa non cercavano - da lei quei piccoli occhi verdi che si riflettevano in mille vetrine, in cento finestre, in miriadi di lenti, di gocce, di sguardi.
In realtà non dovrebbe essere troppo strano a dirsi - se lo osservi ti osserva – è logico, è il suo compito - ma Mirror era così accorta ad evitare il suo riflesso, che la sensazione che questi si ostinasse a fissarla la inquietava non poco.
Come ogni giorno Mirror aveva avviato l’ultimo tratto della sua paranoica fuga dagli specchi.
Non più di otto minuti, cinquecentocinquantacinque passi - passo più passo meno – come ogni singolo e dannato giorno, Mirror li pesava uno ad uno. Freneticamente.
Macinava i centimetri di corsa per farli terminare prima, per censurare il suo sguardo, per impedire a se stessa di cedere alla paura di scoprire che la sua gracile immagine riflessa nella portiera metallizzata di una vettura non le stava restituendo lo sguardo.
Che la sua criniera di ricci rosso fuoco rimandata dalle vetrine della piccola bottega del cioccolato,
non era pettinata come ricordava.
Che il suo pallido e lentigginoso musetto ritratto nel laghetto del parco, non la assecondava, non la le obbediva, non c’era…
È strano a dirsi, sembrano quasi le fantasticherie di un folle, ma, come sempre Mirror aveva l’impressione che l’altra Mirror le stesse giocando qualche brutto scherzo.
Era successo in passato. Qualche anno prima – sei anni ed una manciata di mesi – Mirror stava intrattenendosi con l’altra Mirror, le stava confidando le sue preoccupazioni - quelle che non si confidano mai a nessuno – i segreti di una quattordicenne dubbiosa. Quali che fossero l’altra Mirror li conosceva e le rispondeva mostrandole i suoi. Fedele come sempre. Valida e leale come ogni giorno fino ad allora, come ogni giorno mai più da allora.
Gli specchi, se li conosci li eviti, ritratti di quotidiana banalità, semplici strumenti di conferma delle proprie credenze. Nulla da aspettarsi da loro - non puoi, non devi - semplici cronisti della propria realtà, della verità di ogni giorno. Hanno tutta la tua fiducia, ed è per questo che è strano a dirsi, ma quel giorno l’altra Mirror aveva tradito la sua fiducia. Sembrano quasi le fantasticherie di un folle.
Ma il terrore fu grande. Non guardare negli specchi se non vuoi vedere ciò che non vorresti vedere, fu la lezione che la piccola Mirror imparò, e sua madre la apprese a sua volta e da quella casa sparì ogni specchio.
Oh sì, aveva avuto quel che meritava quell’altra Mirror, come aveva osato giocarle quel brutto tiro, ben le stava. Bandita. Per sempre. O quasi.
Per molto più di sedici minuti, per molti più di millecentodieci passi – e questa è la verità – ogni giorno Mirror era ineluttabilmente scaraventata in un mondo nuovamente pieno di specchi. Ogni giorno era fatalmente costretta a sfuggire all’altra Mirror, a pretendere che non esistesse – convincendosi di non averne prove, costringendosi a non averne.
E vatti a fidare di uno specchio.
Perché è strano a dirsi, sembrano quasi le fantasticherie di un folle, lo so, ma a volte pare proprio che...
“Non mi segue.”
*
Sei minuti e quarantotto secondi.
Ormai Mirror aveva imboccato il familiare viale di ciottoli neri che l’avrebbe accompagnata fino all’uscio della Casa dei Salici. Era fatta.
Sette minuti e trentuno secondi. Cinquecentoquarantasette passi. Ottimo tempo.
Una religiosa spazzolata alle scarpe sullo zerbino. Due giri di chiave.
In quella casa non c’era nemmeno uno specchio. E Amen.
Appena una manciata di ciottoli neri più avanti, un severo irrigatore automatico si preoccupava di annaffiare inflessibile gli incauti passanti ed i cespugli di chamelaucium uncinatum appena fioriti nel giardino del signor Thode – compito ingrato, ma qualcuno doveva pur farlo.
Quegli stessi cespugli, assieme ad un paio di foto sbiadite sul comò del salotto, erano gli unici numi che Uriel Thode aveva ritenuto adatti a rappresentare il suo affetto verso le donne della sua vita.
“Papà,” una dolcissima e flebile voce lo aveva apostrofato dal piano superiore distogliendolo dagli obriosi pensieri.
Una delicatissima figura stava ora raggiungendo il signor Thode nel salotto – più simile ad un fantasma che ad altro – gli occhi lunghi, i capelli lucidi e corvini, in netto contrasto con la pelle candida.
Approcciava ogni gradino con grande riguardo, come temendo che si potesse mai offendere.
Ed in un attimo fu dal padre. Il signor Thode superava il minuto esserino di almeno quaranta centimetri in altezza. Grosso, imponente e sicuro.
Uriel Thode aveva i baffi neri. Due mustacchi imponenti, come tutta la sua figura.
Uriel Thode aveva i baffi neri. Ed anche il suo volto era scuro, e il suo cipiglio severo.
Uriel Thode era nero e severo. Ma indossava i colori del cielo.
Da quando se ne era andata. Solo i colori del cielo.
“Come va, Miki? Hai riposato bene?” sorrise,
“Certo papà,” e i suoi lunghi occhi neri gli sorrisero in ritorno.
“Sono quasi le sedici, Mirror sarà rientrata ormai,” continuò in un sospiro “sto andando da lei.”
Ogni giorno, da quattordici anni a quella parte, la figlia del signor Thode – che di anni ne aveva ventuno - alle tredici e trenta tornava regolarmente a casa dall’università. Si curava di preparare velocemente un po’ di colazione ed aspettava che il padre tornasse dal lavoro.
Ogni giorno, il signor Thode, alle quattordici in punto rientrava dal lavoro per provvedere alle cure della figlia.
Salivano ambedue nella piccola camera di lei, il signor Thode prendeva da un cassetto del comò delle garze e degli unguenti approntati ad attendere al consueto rituale, poi Mikaeth si sfilava gli abiti di dosso e riceveva silenziosamente le medicazioni del padre.
Trenta minuti al massimo, un acutissimo dolore le squarciava le tempie. Il sangue affluiva sulle cornee e le offuscava la vista. Pungenti ed intermittenti, sparute lucciole colorate le lancinavano sulle palpebre ora chiuse. Sensazioni ancestrali le stuzzicavano il cervelletto. E precipitava, pesante, leggera, tranquilla, straziata.
Mikaeth si era sfilata gli abiti e le garze vecchie di dosso e stava ricevendo silenziosamente le medicazioni del padre.
Alle quattordici e trenta il signor Thode riponeva gli unguenti, poi prendeva la figlia fra le sue grosse braccia, le dava un bacio sulla fronte e Mikaeth riapriva gli occhi e sorrideva – quanto pizzicano quei baffi neri.
Qualche minuto dopo il signor Thode imboccava le scale, scendeva nel salotto, si accertava che l’irrigatore automatico stesse annaffiando inflessibile gli incauti passanti, prendeva il suo po’ di colazione e cominciava a masticare.
Intanto, di sopra, Mikaeth contemplava la sua cameretta. La stessa da quando vivevano lì, acconciata - come la signora Thode aveva disposto – per la delizia della Mikaeth di sette anni.
La carta da parati rosa antico – un po’ sgraffiata - popolata da cavallucci a dondolo.
L’armadio di legno color panna - un po’ scheggiato – nell’angolo a sinistra.
Il comò con i medicamenti, l’abat-jour con le frange, il tappeto damascato ed il letto a due piazze. Tutto era rimasto come un tempo, mancavano solo i giocattoli che l’avevano vista trascorrere il tempo, ora stipati nonsapevadove in qualche soffitta a riposare – a trascorrere il tempo.
Qualche minuto a contemplare il soffitto e poi prendeva sonno – doveva riposare.
Mikaeth Thode era afflitta da un male singolare.
Uriel Thode era un uomo nero e severo.
La signora Thode non era più.